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Propaganda elettorale forense - informativa D.P.O. Coa Genova

Circ. 22/2018

Genova 28 dicembre 2018

Informativa del D.P.O. (Data Protection Officer) del Consiglio dell'Ordine - Avv. Daniele Minotti

 

Con l’avvicinarsi delle elezioni forensi, si raccomanda ai Colleghi il pieno rispetto della normativa sul trattamento dei dati personali, in particolare del d.lgs. 196/2003 (“Codice Privacy” - come modificato dal d.lgs. 101/2018) nonché del Regolamento UE 2016/679 (“GDPR”).

Ci si riferisce, in particolare, alle comunicazioni di “propaganda elettorale” - prevalentemente, ma non esclusivamente, via e-mail e messaggistica elettronica (SMS, Whatsapp, ecc.) - indirizzate dai candidati ai Colleghi elettori, sia nella forma “vota questo candidato”, che nella mera riproduzione di una certa lista.

Va, anzitutto ricordato che l’uso dei recapiti degli iscritti costituisce trattamento di dati personali per la cui liceità è necessaria una delle basi giuridiche di cui all’art. 6 del GDPR.

Non risultano precedenti in tema di elezioni forensi (o di altri ordini professionali), tuttavia il Garante si è più volte pronunciato relativamente alle elezioni politiche.

Sull’argomento, appare di notevole rilevanza la scheda informativa “Trattamento dei dati personali per fini di propaganda elettorale” del 15 febbraio 2018 che costituisce una vera e propria summa della materia pubblicata sul sito all’indirizzo https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/doc...

In sintesi, è sempre possibile inviare dette comunicazioni a coloro che hanno prestato il proprio consenso relativa a dette comunicazioni, previa informativa ex artt. 12 e ss. GDPR. Non potrà, pertanto, ritenersi lecito l’invio di propaganda elettorale a Colleghi con i quali si è in qualche modo comunicato di cui, pertanto, si conoscono i recapiti.

Si raccomanda, comunque, di non inviare mai detta propaganda elettorale alle caselle di PEC che sono universalmente considerate strumento riservato esclusivamente alle questioni strettamente giudiziarie (processo telematico e notificazioni).
Al di là del caso del consenso (che è certamente quello più semplice), in passato è accaduto che i dati per le comunicazioni siano stati tratti dall’albo (cartaceo oppure online).

L’albo è senza dubbio un “elenco pubblico”, tuttavia della qualità ciò non deve trarre in inganno. Per il Garante della protezione dei dati personali, nella scheda citata è lecito il trattamento dei dati estratti esclusivamente da:

  • le liste elettorali tenute dai comuni;
  • l'elenco degli elettori italiani che votano all´estero per le elezioni del Parlamento europeo;
  • le liste aggiunte dei cittadini elettori di uno Stato membro dell´Unione europea residenti in Italia e che intendano ivi esercitare il diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo;
  • l’elenco provvisorio dei cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto al voto;
  • l’elenco provvisorio dei cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto al voto per l’elezione del Comitato degli italiani all’estero.

Trattandosi di elenchi relativi all’elettorato attivo di elezioni politiche, amministrative e referendum, appare evidente che i dati in essi contenuti non potranno essere utilizzati per il voto forense.

Ancora più chiara è la lista “negativa” redatta dal Garante.

Non sono, invece, in alcun modo utilizzabili a fini di propaganda elettorale:

  • dati personali raccolti o utilizzati per lo svolgimento di attività istituzionali (ad esempio, dati tratti da anagrafi della popolazione residente, archivi dello stato civile, liste elettorali di sezione già utilizzate;
  • dati annotati nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista;
  • dati raccolti dai soggetti pubblici nello svolgimento delle proprie attività istituzionali o per la prestazione di servizi;
  • dati tratti da elenchi di iscritti ad albi e collegi professionali, indirizzi tratti dall’indice nazionale degli indirizzi pec delle imprese e dei professionisti, ecc.);
  • dati resi pubblici in base alla disciplina in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle PA (ad esempio: recapiti telefonici e indirizzi di posta elettronica dei dipendenti pubblici, ecc.);
  • dati raccolti da titolari di cariche elettive e di altre funzioni pubbliche (ad esempio: i dati che i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici del loro ente per l’espletamento del proprio mandato o dei propri compiti istituzionali, ecc.);
  • dati raccolti nell’esercizio di attività professionali, di impresa e di cura (ad esempio, medici, strutture sanitarie, nell’ambito dello svolgimento dei propri compiti, ecc.);
  • dati contenuti negli elenchi telefonici;
  • dati reperiti sul web (ad esempio, numeri di telefono, indirizzi e-mail, ecc. raccolti automaticamente in Internet tramite appositi software, oppure pubblicati su siti web per specifiche finalità di informazione aziendale, comunicazione commerciale o attività associativa, oppure ricavati da social network, forum o newsgroup, ecc.).

Se ne deduce che, come evidenziato sopra, l’uso di recapiti estratti dagli albi professionali non è lecito.

Si ricorda, infine, che i mittenti delle comunicazioni che trattano i dati personali dovranno sempre rispondere, come da informativa, agli interessati (i Colleghi destinatari) che, ai sensi dell’art. 15 GDPR, intendessero esercitare i propri diritti.

Il trattamento illecito di dati personali è, alle condizioni di legge, sanzionato sia amministrativamente (art. 83 GDPR) che penalmente (artt. 167 e ss. Codice privacy).

L’omessa informativa e l’omesso riscontro alla richiesta di esercizio dei diritti sono sanzionati amministrativamente (art. 83 GDPR).